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Il Bambin Gesù delle mani

Il segreto dei Borgia. Un inedito affresco di Pinturicchio riappare dopo 500 anni e svela uno dei più intriganti misteri rinascimentali. 

Quasi tutte le opere d’arte del passato, se studiate con cura nel contesto originario, sono di grande aiuto alla comprensione di alcuni dettagli della storia che spesso sfuggono alle grandi analisi, perché riposti oppure volutamente occultati. Se volessimo osservare le vicende di cui fu testimone sul palcoscenico della Storia l’affresco vaticano del Pinturicchio raffigurante la Madonna con il Bambino e papa Alessandro VI Borgia orante, ci troveremmo vorticosamente trasportati in piena epoca rinascimentale – precisamente negli anni immediatamente successivi al fatidico 1492 – e circondati da personaggi di indiscutibile fascino.


Papa Alessandro VI
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Papa Alessandro VI
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L’opera, rimasta ignota per quasi cinquecento anni, venne scoperta in una collezione privata e in seguito acquistata dalla fondazione che ne cura la diffusione e la conoscenza. Studi ne hanno ricostruito la singolare storia: faceva parte della decorazione dell’appartamento Borgia in Vaticano, dove pare che decorasse la camera di Alessandro VI. Era stato commissionato dallo stesso papa contemporaneamente agli affreschi nel resto degli appartamenti. L’opera venne vista da numerosi storici e artisti, compreso Vasari, e ne fu tratta anche una copia dal pittore mantovano Pietro Facchetti, ma in seguito se ne persero le tracce. Venne infatti smurato e probabilmente nella maggior parte distrutto a causa di quella sorta di damnatio memoriae che i successori di Alessandro VI, in particolare Giulio II, riservarono alla figura del papa, che era ritratto al cospetto della Vergine, inginocchiato mentre accarezzava un piedino del Bambino (la mano è infatti ancora oggi visibile nel frammento superstite). Tale gesto era sicuramente inconsueto, ma era soprattutto l’effigie di Maria a destare scandalo, essendovi ritratta l’amante del papa, Giulia Farnese. Non è escluso quindi che il Bambino ritraesse uno dei figli del Borgia.


“ritrasse sopra la porta di una camera [degli Appartamenti Borgia in Vaticano] la signora Giulia Farnese per il volto di una Nostra Donna e, nel medesimo quadro la testa d’esso papa Alessandro che l’adora”.

La prima menzione in epoca moderna del frammento risale al 1912 quando il Ricci lo segnalò nelle collezioni di Palazzo Chigi al Corso assieme a una Madonna simile per stile, tecnica e dimensioni. Nel 1923 lo ricordò lo Gnoli, nel 1933 van Marle, nel 1947 Incisa della Rocchetta[8], nel 1981 Strinati, nel 1989 Todini, nel 1998 Nucciarelli, nel 1999 Acidini e Gualdi, nel 2003 Scarpellini e Silvestrelli. Nel 2004 Nucciarelli avvistò il Bambin Gesù delle mani nel circuito antiquario e ne diede notizia il 18 luglio sulle pagine de il Giornale dell’Umbria.


La critica in un primo momento si è dimostrata prudente, facendo varie ipotesi di provenienza (il chiostro della basilica di Santa Maria del Popolo, o un’Adorazione dei Magi). Fu Gualdi a notare per primo la vicinanza stilistica dei due frammenti con gli affreschi dell’Appartamento Borgia. Successive ricerche di Incisa della Rocchetta scoprirono una menzione dei due frammenti nelle collezioni del cardinale Flavio Chigi fin dal 1693, con l’attribuzione al Perugino; inoltre emerse che le scritte sul bordo del manto della Madonna avevano attratto l’attenzione di Alessandro VII (Fabio Chigi), zio del cardinal Flavio. A quel punto si fece il collegamento con la composizione descritta da Vasari, nonché da altre fonti cinquecentesche e secentesche, come sovrapporta d’una stanza degli Appartamenti Borgia. Il secondo frammento, parte principale dell’opera del Pinturicchio che decorava l’appartamento Borgia, la Madonna, ritenuto scomparso, è stata segnalato in anni recenti in possesso e nelle disponibilità di una famiglia romano-svizzera, imparentata con i Chigi.